LET EXPO 2026. Energia instabile, logistica sotto pressione.

Ci sono momenti in cui le crisi geopolitiche smettono di essere un titolo di giornale e diventano immediatamente economia reale. È quello che sta accadendo in queste ore.

La chiusura dello Stretto di Hormuz e le tensioni crescenti nel Golfo, hanno provocato una nuova fiammata dei prezzi dell’energia. Nel giro di pochi giorni il prezzo dell’energia in Europa è passato da 107 a 170 euro per MWh. Un balzo improvviso che non può essere spiegato soltanto con le normali dinamiche di mercato. Dentro questi movimenti c’è sempre anche una forte componente speculativa che amplifica ogni crisi e che colpisce con particolare durezza i settori più esposti. Tra questi, ancora una volta, c’è la logistica.

La logistica è il sistema circolatorio dell’economia. Camion, treni merci, navi e terminal intermodali muovono ogni giorno l’industria europea. Eppure proprio questo settore è anche il primo a subire gli effetti immediati di ogni turbolenza energetica. Quando il prezzo dell’energia o dei carburanti sale, l’impatto è immediato: i costi operativi crescono lungo tutta la filiera e con essi aumenta la pressione su margini che sono già estremamente sottili.

È una dinamica che il settore conosce bene. Ogni crisi internazionale si traduce in un aumento dei costi di trasporto che poi si riflette su tutta la catena produttiva. Dalla materia prima al prodotto finito ogni chilometro percorso dalle merci diventa più caro.

Eppure, il dibattito pubblico continua troppo spesso a sottovalutare questo passaggio. Si discute molto di energia ma raramente si considera che ogni kilowatt e ogni litro di carburante attraversano prima di tutto la logistica. Senza trasporti efficienti non esiste industria, non esiste commercio, non esistono catene di approvvigionamento. Per questo, la logistica diventa sempre il primo punto di impatto delle crisi energetiche globali.

Il problema è che l’Europa arriva a questa nuova fase di tensione con una fragilità strutturale che negli ultimi anni è diventata sempre più evidente. Le scelte energetiche del continente hanno ridotto gli spazi di sicurezza strategica e aumentato l’esposizione a shock esterni. Quando un nodo geopolitico come Hormuz entra in crisi, il sistema europeo reagisce con una volatilità dei prezzi che non ha paragoni con altre grandi aree economiche. Questa volatilità si scarica immediatamente sulle imprese.

Le aziende della logistica e dei trasporti si trovano così a gestire costi energetici imprevedibili in un contesto in cui la competizione internazionale è sempre più dura. Nel frattempo, le imprese industriali europee affrontano un differenziale di costo dell’energia rispetto a Stati Uniti e Asia che rischia di diventare strutturale. Il risultato è un sistema produttivo sempre più esposto.

È anche per questo che a LET Expo a Verona ho voluto portare una riflessione molto chiara sul momento che sta attraversando la logistica europea. In un contesto internazionale così instabile il settore dei trasporti non può continuare ad essere considerato un semplice servizio accessorio dell’economia. È una infrastruttura strategica, il vero motore invisibile della competitività industriale.

Nel mio intervento, ho cercato di fare un punto della situazione senza retorica. La logistica europea si trova oggi stretta tra tre pressioni enormi: l’instabilità geopolitica che colpisce le rotte energetiche globali, l’aumento strutturale dei costi dell’energia ed un quadro regolatorio europeo che troppo spesso aggiunge complessità invece di rafforzare la competitività.

Se non si affronta questa realtà con lucidità, il rischio è molto concreto. L’Europa rischia di indebolire proprio quei settori che tengono in piedi la sua economia.

Per questo, servono decisioni politiche rapide e coraggiose. L’Europa deve dotarsi di strumenti straordinari per affrontare le crisi energetiche quando colpiscono il sistema produttivo. Servono interventi immediati per sostenere imprese e famiglie, esattamente come avvenne durante la pandemia.

Allo stesso tempo bisogna affrontare, finalmente, la questione strutturale del mercato energetico europeo. Senza un vero mercato unico dell’energia e senza una strategia industriale credibile, il continente continuerà a pagare ogni shock internazionale più degli altri.

Anche l’Italia deve fare la sua parte. Il governo deve intervenire rapidamente per attenuare l’impatto dei costi energetici sulle imprese. Il decreto bollette deve diventare operativo senza ulteriori ritardi e devono essere rafforzati gli strumenti di sostegno agli investimenti produttivi. In una fase di grande incertezza internazionale, sostenere la competitività delle imprese non è solo una scelta economica, è una scelta strategica, perché la lezione che ogni crisi ci ricorda è sempre la stessa.

Quando l’energia diventa instabile, la prima a pagare è la logistica e quando la logistica entra in difficoltà, l’intera economia inizia a rallentare.