Paestum, il futuro passa dalla valorizzazione del patrimonio

Il nuovo Museo Archeologico Nazionale e la proposta del Codacons sull’anfiteatro romano, indicano una direzione comune. Per Domenico De Rosa la cultura deve diventare un progetto condiviso tra istituzioni, ricerca, comunità e imprese.

Il completamento del nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale di Paestum apre una fase nuova per il territorio.

Il 4 agosto, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Museo si è presentato al pubblico con il suo percorso espositivo completo⁠. Un racconto unitario che attraversa oltre quarantamila anni di storia, dalle prime testimonianze della presenza umana fino alle ricerche archeologiche più recenti.

In una recente intervista, il Cavaliere Domenico De Rosa ha analizzato il significato di questa inaugurazione e le prospettive che può aprire per Paestum e per l’intero territorio.

Componente del Consiglio di Amministrazione dei Parchi archeologici di Paestum e Velia, De Rosa considera il nuovo allestimento il risultato di un lavoro importante e, nello stesso tempo, l’avvio di una fase ulteriore.

«Il Museo offre oggi ai cittadini e ai visitatori una lettura più completa della storia di Paestum. Come componente del Consiglio di Amministrazione considero questa inaugurazione l’inizio di una nuova fase di crescita e di ulteriore valorizzazione», dichiara il Cavaliere.

La presenza del Ministro Giuli ha assunto, secondo De Rosa, anche un preciso significato istituzionale: ha confermato l’attenzione del Governo verso uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo e ha richiamato una concezione della cultura capace di tenere insieme tutela, ricerca scientifica e sviluppo dei territori.

Nel corso dell’intervista è stata affrontata anche la richiesta presentata dal Codacons al Ministro della Cultura⁠ per rilanciare il progetto di completamento dello scavo dell’anfiteatro romano.

De Rosa ha definito l’iniziativa seria e meritevole di approfondimento. La sua posizione resta chiara e prudente. Una proposta di questa portata richiede verifiche archeologiche, amministrative e finanziarie, proprio per questo deve essere esaminata nelle sedi competenti, senza giudizi preventivi e senza promesse prive di basi tecniche.

L’anfiteatro romano è oggi visibile solo in parte. Il tracciato della ex Strada Statale 18 interessa l’area corrispondente alla porzione orientale del monumento, rimasta esclusa dalla piena fruizione. Da oltre dieci anni si discute della possibile dismissione di quel tratto viario e del completamento dello scavo, ma il progetto non ha ancora trovato attuazione.

La questione presenta diversi livelli di interesse. Sul piano scientifico, il recupero della parte non visibile potrebbe ampliare le conoscenze sulla Paestum romana. Sul piano culturale, consentirebbe di integrare il percorso di visita con un monumento restituito a una lettura più completa. Sul piano turistico, potrebbe aumentare l’attrattività del sito e incidere sulla permanenza dei visitatori, con possibili ricadute per le strutture ricettive, la ristorazione e le attività economiche del territorio.

Si tratta di effetti possibili, non automatici. Per produrli servono un progetto sostenibile, risorse adeguate e un coordinamento efficace tra Ministero, Parchi, amministrazioni e comunità scientifica.

È su questo punto che emerge con maggiore chiarezza la lettura imprenditoriale di De Rosa: «La mia esperienza mi ha insegnato a distinguere una spesa da un investimento. La cultura, quando è governata con competenza, può generare occupazione, reputazione internazionale e nuove occasioni di crescita».

La valorizzazione del patrimonio produce risultati quando migliora realmente la qualità della visita, amplia la conoscenza e crea un rapporto più solido tra il sito culturale e il territorio che lo circonda. Paestum e Velia possiedono potenzialità ancora in parte inespresse, ma ogni intervento deve rispettare il valore archeologico dei luoghi e le competenze degli organi scientifici.

De Rosa ha chiarito anche il possibile ruolo del Consiglio di Amministrazione. La gestione operativa compete alla Direzione, mentre il Consiglio concorre alla definizione degli indirizzi e delle priorità dell’Istituto. Per questo motivo si farà promotore affinché la proposta relativa all’anfiteatro possa essere portata all’attenzione del Consiglio e valutata insieme alle altre iniziative utili alla crescita dei Parchi.

Ascoltare il territorio significa sottoporre le proposte serie ad un esame rigoroso. Associazioni, studiosi, cittadini e imprese possono offrire contributi utili, purché il confronto mantenga come riferimento esclusivo l’interesse pubblico.

Il punto centrale dell’intervista riguarda proprio il rapporto tra patrimonio e responsabilità. Paestum e Velia non appartengono agli organi che, in una determinata fase, sono chiamati ad amministrarle, appartengono alla storia del Paese e alle generazioni che verranno.

La visita del Ministro, il completamento del Museo e il confronto sull’anfiteatro raccontano una stessa volontà: rendere questo patrimonio più conosciuto, accessibile e capace di produrre cultura e crescita per il territorio.

Custodire Paestum e Velia significa consegnarle alle nuove generazioni in condizioni migliori di quelle in cui le abbiamo ricevute. È questo il dovere di chi oggi è chiamato a occuparsene.